Roma, con lo "Spallanzani", prima sede di sperimentazione del primo vaccino italiano antiCovid-19

4' di lettura 28/08/2020 - Con la prima dose iniettata, è iniziata, all' ospedale “Spallanzani” di Roma, la sperimentazione sull'uomo del vaccino 'made in Italy' contro il Covid-19. Verrà testato, nella prima fase, su 90 volontari selezionati tra gli oltre settemila candidati dichiaratasi disponibili.

Il vaccino è interamente italiano ed è nato grazie a un protocollo siglato a marzo tra il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, i ministri della Salute e dell' Università e Ricerca scientifica, Speranza e Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l' Istituto Spallanzani: ospedale che da tempo si sta dedicando alla ricerca sul Covid-19, specie sul terreno della rapida e sicura individuazione del virus nei soggetti anche asintomatici (tema, quest'ultimo, di vitale importanza per la sicurezza nei trasporti, sul quale si sta dibattendo da mesi). Per la realizzazione di questo obiettivo – informa l' ANSA - sono stanziati 8 milioni di euro: 5 a carico della Regione, trasferiti allo Spallanzani, e 3 a carico del Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica. E' un presidio realizzato, prodotto e brevettato dall' azienda biotecnologica italiana “ReiThera” di Castel Romano: questo "vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno necessità", ha sottolineato Zingaretti. Resterà ovviamente da decidere da parte del Governo, una volta che sian state accertate l'assoluta efficacia e sicurezza del vaccino stesso, sulla sua obbligatorietà per i cittadini o meno.

Tra i 165 vaccini anti Sars-CoV-2 che si stanno studiando in tutto il mondo (in Paesi come USA, Russia, Regno Unito, Israele, ecc...), questo - denominato “GRAd-CoV2” - è il primo interamente italiano, per il quale l’ AIFA, l' Agenzia Italiana per il Farmaco, ha autorizzato la sperimentazione di fase I, dopo la valutazione positiva dell’ Istituto Superiore di Sanità e l’approvazione da parte del Comitato etico dello Spallanzani. Il vaccino si basa su un vettore adenovirale, simile a quello recentemente sviluppato dall' Università di Oxford e da un 'altra importante azienda italiana di Pomezia. Lo studio, che prevede due “coorti” di volontari (adulti e anziani), sarà condotto, oltre che allo Spallanzani, anche al Centro ricerche cliniche di Verona. La coorte degli anziani (45 soggetti tra i 65 e gli 85 anni) sarà vaccinata solo dopo i primi risultati positivi sul gruppo degli adulti (sempre 18 persone, tra i 18 e i 55 anni). Nei test già condotti sugli animali, informa la “ReiThera”, il vaccino si è dimostrato sufficientemente sicuro e immunogenico (in grado, cioè, di attivare nell'organismo adeguate risposte immunitarie: dopo la partecipazione, i volontari saranno monitorati per 24 settimane, con speciale attenzione a tutti gli effetti prodottisi nell'organismo . I primi risultati su sicurezza ed immunogenicità saranno disponibili probabilmente entro la prima settimana di ottobre.

Sul tema complessivo dei vaccini antiCovid-19, è intervenuto, in un'intervista a un quotidiano, anche il Prof. Massimo Galli, primario dell' Ospedale "Sacco" di Milano ( presidio fortemente in prima linea durante l'offensiva del virus, che ha mietuto vittime anche tra i suoi operatori sanitari). Galli si è detto "ottimista" sulle sperimentazioni dei vaccini in corso attualmente in piu' Paesi del mondo: mentre ha ricordato anche i risultati di un recente studio, che evidenzierebbero l'importanza di essersi precedentemente vaccinati contro l'influenza e lo pneumococco per sviluppare adeguate difese immunitarie anche contro il Coronavirus. Sul piano terapeutico, invece, ha ricordato ancora il primario del Sacco, resta ormai assodata la validità del farmaco Remdesvir, uno dei pochi in grado di combattere veramente la sindrome da Covid-19. Mentre in tutto il mondo, ricordiamo. si prosegue a sperimentare - con obbiettivi successi - la terapia a base di plasma ricavato dal sangue dei soggetti guariti: terapia cui si è dichiarato favorevole, tra i virologi di primo piano, il Prof. Giulio Tarro, già candidato al Nobel per la Medicina, e di cui lo stesso Donald Trump giorni fa,alla Convention repubblicana per la nuova designazione alla Casa Bianca, ha ricordato l'importanza, nel Paese che resta, purtroppo, al primo posto nel mondo per diffusione e mortalità della malattia.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2020 alle 19:52 sul giornale del 29 agosto 2020 - 142 letture

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