Arcuri, Commissario per l'emergenza: "I posti in terapia intensiva sono più che sufficienti, quel che manca è una politica per sostenere il sistema produttivo"

2' di lettura 17/11/2020 - ''In Italia a marzo c'erano 5.179 posti letto di terapia intensiva. Al picco dell'emergenza della prima ondata avevamo circa 7mila pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, duemila in più di quelli che la totalità dei reparti poteva accogliere. Oggi abbiamo circa 10mila posti, li abbiamo raddoppiati, e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. Oggi i ricoverati in terapia intensiva sono 3.400, quindi la pressione su questi reparti non c'è''.

Così - inforrma l'Adn-kronos - ha precisato, intervenendo lunedì 16 novembre alla manifestazione Finance Community week, il commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri: smentendo quindi le voci - e le vere e proprie notizie false - che da tempo circolano su una presunta situazione "al collasso" dei reparti ospedalieri di terapia intensiva di fronte alla seconda ondata del Covid-19. La precisazione, osserviamo, è molto importante, considerato il clima catastrofistico che da tempo circola (specie su alcuni massmedia) sull'effettiva portata di questa seconda fase della pandemia.

"Negli ultimi 30 anni - ha proseguito il Commissario allargando il discorso - noi abbiamo pensato un po' troppo al nostro stato patrimoniale e un po' troppo poco al nostro conto economico. Abbiamo giustamente pensato che avevamo troppi debiti e spesso trascurato l'evidenza che non c'è modo migliore che far crescere i ricavi, per pagare i debiti che avevamo ereditato. Ci siamo concentrati troppo sullo stato patrimoniale e posto in essere politiche sacrosante, che credo non dovessero però essere esclusive, legate al contenimento del debito. Abbiamo spesso dimenticato le politiche per sostenere il sistema produttivo".

E' un sostanziale "mea culpa", tanto piu' significativo in quanto proveniente da un alto rappresentante dello Stato, e tanto piu' pregnante considerando il momento in cui viene formulato, con l'economia del Paese messa in ginocchio, da un lato, dalla pandemia, dall'altro dalla mancanza, nei decenni scorsi, d' una vera politica per lo sviluppo dei settori piu' produttivi, in previsione appunto di possibili periodi di "vacche magre".

''Abbiamo abbattuto la nostra scure a partire dai settori strategici come la sanità e l'istruzione, che sono certamente due tra i più importanti", ha continuato Arcuri. "Io vorrei che dopo questa tragedia il mio Paese ricominciasse a pensare di più al proprio conto economico e a pensare in giusto al suo stato patrimoniale''.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2020 alle 00:10 sul giornale del 18 novembre 2020 - 288 letture

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