Al via, a Roma, il progetto di ricerca oncologica "RomeTrial", promosso da ISS, “Sapienza” e Fondazione per la Medicina Personalizzata

3' di lettura 19/11/2020 - Terapie sempre piu' personalizzate, grazie anche all'utilizzo di nuovissimi farmaci a bersaglio molecolare, che offrono un'altra opportunita' di cura a quei pazienti oncologici che non hanno avuto risultati dalle terapie tradizionali a cui si sono sottoposti.

È partito da Roma un maxi-studio che sta coinvolgendo 1.230 pazienti affetti da qualsiasi tipo di neoplasia e 43 centri oncologici italiani: si chiama “Rome Trial'” ed e' promosso – informa l’agenzia “DIRE” - da Istituto Superiore di Sanita', Universita' “La Sapienza” e Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP, che svolge attivita’ di ricerca sanitaria a beneficio della collettività nel settore biomedico, con particolare attenzione a protocolli sanitari personalizzati, studiati sui pazienti presi specificamente in cura).

“In genere – ha spiegato all'agenzia “DIRE” il professor Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza e responsabile di Oncologia B al Policlinico “Umberto I”, oltre che presidente della FMP - gli studi vengono effettuati su un determinato tipo di tumore o con un determinato tipo di farmaco utilizzabile in diversi tumori. Nel caso del progetto ”Rome Trial” abbiamo invece l'unicita' rappresentata dall'impiego in tutte le neoplasie con tutti i bersagli possibili, dai farmaci a bersaglio molecolare all’immunoterapia. Lo studio e' poi aperto su tutto il territorio nazionale perche' abbiamo voluto evitare che i pazienti dovessero subire anche il disagio di muoversi lontano dalla propria residenza".


Il futuro delle cure oncologiche (come del resto, osserviamo, anche per vari altri campi della medicina) sta proprio nell’adozione di terapie sempre piu’ personalizzate. Col progetto “RomeTrial”, prosegue il Prof. Marchetti, "abbiamo la possibilita' di riconoscere all'interno delle cellule tumorali, indipendentemente dalla sede del tumore,…le alterazioni non solo strutturali: quindi quali sono i difetti di determinati geni ma anche quali sono le difficolta' che hanno questi geni a produrre una quantita' corretta del loro prodotto finale, cioe' le proteine… Tali alterazioni danno a queste cellule un vantaggio di tipo evoluzionistico, dunque un vantaggio rispetto alle cellule normali, e il tumore cresce. Ecco che allora e' possibile, identificando queste specifiche alterazioni, associare un farmaco specifico. Molti di questi farmaci non sono ancora disponibili sul mercato e ma noi li abbiamo a disposizione grazie al nostro studio, che vede il passaggio dal modello classico istologico a quello che abbiamo definito “modello mutazionale”. A questo associamo anche la valutazione delle alterazioni attraverso la biopsia liquida, quindi attraverso un prelievo di sangue: nel quale le cellule malate rilasciano frammenti del loro Dna, quindi frammenti di questi bersagli, che poi riconosciamo e proviamo a neutralizzare".

"Per il Covid-19 sono saltate le cure e la prossima pandemia sara' il cancro", ripetono oggi, con preoccupazione, anche fonti mediche qualificate. "Sicuramente – precisa ancora il Prof. Marchetti - i rinvii in molte attivita', soprattutto di diagnosi precoce e di adesione agli screening, un po' per la ridotta disponibilita' nelle strutture assistenziali, e un po’ anche per il timore delle persone sane di recarsi in ospedale, stanno limitando la possibilita' di riconoscere quanto piu' precocemente possibile un tumore. Tutto questo dovra' essere recuperato e sappiamo quante difficolta' gia' ci sono sul territorio nazionale per riuscire a garantire ai pazienti un adeguato accesso ai percorsi di diagnosi precoce e di screening. Questo e' uno dei problemi sui quali maggiormente si sta concentrando la nostra attenzione. Dall'altra parte, per i pazienti oncologici gia' in trattamento ci sono ovviamente percorsi dedicati e a tutti viene garantito il percorso terapeutico.Ora stiamo potenziando molto, laddove e' possibile, anche la telemedicina, con la possibilita' di connetterci con i pazienti attraverso piattaforme, per cercare di capire se e' necessario farli venire in ospedale o no".


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 19-11-2020 alle 23:41 sul giornale del 21 novembre 2020 - 183 letture

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