A Roma, corso di formazione della SIFO per gli operatori sanitari, sulla possibile tossicità degli stessi farmaci

2' di lettura 14/07/2021 - I farmaci usati per inibire o combattere lo sviluppo dei tumori sono i farmaci antineoplastici o antiblastici, ampiamente usati nella chemioterapia. Ma questi stessi antiblastici, e alcuni altri farmaci, sono pericolosi per l'uomo, secondo la classificazione della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e del NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health).

È documentato da tempo, infatti, il rischio di tossicità a breve e lungo termine, di insorgenza di neoplasie, di tossicità riproduttiva e dello sviluppo, per gli operatori addetti alla preparazione di alcune classi di farmaci. In relazione al rischio di esposizione, la normativa comunitaria di igiene e sicurezza in ambiente di lavoro, recepita nell'ordinamento nazionale (dlg 81/2008 e s.m.i.), impone l'esecuzione della valutazione del rischio e la realizzazione di tutte le misure di sicurezza da parte del datore di lavoro. Nonostante l'obbligo, però, sono ancora molte le realtà del SSN in cui ciò non avviene, o avviene in modo incompleto.

Su questi temi la SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera) ha organizzato, a Roma, il corso "Tutela degli operatori sanitari dal rischio chimico e biologico durante la preparazione dei farmaci pericolosi oncologici e non"::evento per operatori sanitari mirato all'alta formazione in tema di tossicità dei farmaci, nella consapevolezza che mai come ora, in questa pandemia, il mondo sanitario ha toccato con mano le conseguenze d' una mancata tutela e protezione del personale esposto. Non è piu' giustificabile l'impreparazione e la sottovalutazione dei rischi.

"Negli ospedali vengono allestiti farmaci pericolosi per i quali il processo di manipolazione comporta dei rischi non trascurabili per l'operatore sanitario", precisa la dottoressa Francesca De Plato (nella foto), responsabile scientifico dell'evento e Coordinatore Nazionale dell'Area scientifico - culturale SIFO "Rischio chimico e biologico". "L'esposizione può avvenire tramite inalazione, assorbimento cutaneo, ingestione o iniezione accidentale e può essere favorita da operazioni di manipolazione che generino aerosol, quali la ricostituzione dei farmaci liofilizzati o la loro diluizione; o dal contatto con le superfici e le fiale contaminate. Negli ultimi decenni l'Italia, al pari di altri Paesi, si è dotata di una legislazione atta a prevenire i rischi per gli operatori e per i pazienti ed è nostro obiettivo fornire le più aggiornate conoscenze normative e organizzative per poter lavorare in assoluta sicurezza, affinché i luoghi della cura non diventino essi stessi causa di malattia".






Questo è un articolo pubblicato il 14-07-2021 alle 09:49 sul giornale del 15 luglio 2021 - 124 letture

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